Un giorno alla corte De’ Medici...i temi dei nostri ragazzi

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Durante il mese di ottobre i ragazzi di 2^A hanno provato, dopo aver approfondito il Rinascimento, a calarsi nei panni di un artista chiamato alla corte De’ Medici. Pittori, scultori, architetti e letterati si succedono al servizio di questo ricco e potente signore dell’Italia centrale,  grande mecenate e protettore delle arti.


Questi i testi meglio riusciti:

Una sera, a corte De’ Medici ,io bussai alla porta per chiedere di entrare.
Ero un pittore e avevo ricevuto una richiesta di lavoro da parte di Lorenzo il magnifico.
Avrei dovuto ritrarre stupendi capolavori in suo onore.    
Venni accolto da una guardia, alta e grossa, che mi portò in giro per la corte.
Per ultimo mi portò al mio alloggio.
Era abbastanza spazioso, con un letto messo in un angolo e  mobili e specchi ovunque; le pareti erano colorate con i colori dell’arcobaleno.
Io, stanco per la visita alla corte che era grandissima, saltai sul letto e mi sdraiai.
Durante la visita alla biblioteca avevo “preso in prestito” un libro marrone con i bordi d’oro,dal titolo”Iliade”, parlava di una guerra durata dieci anni.
Il mattino dopo venne un altro pittore a chiamarmi, visto che noi pittori abbiamo la mattina per lavorare.
Quando fui in camera da letto di Lorenzo, lui si stava guardando allo specchio con lo sguardo felice.
Era vestito con calzamaglia rossa sgargiante, maglia rossa e giacca ultra-pesante di velluto rosso.
Disse <<Fammi un ritratto,subito! Se non mi piace te ne andrai all’istante a pedate!>>Io impaurito e messo sotto pressione dal mio compagno, feci il ritratto più orrendo che avessi mai fatto in vita mia,cosi,senza neanche farglielo vedere,scappai via piangendo.
Tommaso Ronca


È da oltre un mese che alloggio nella reggia di Lorenzo De’ Medici. Lui è il padrone ideale: fornisce pasti caldi, offre buone stanze ed è sempre molto riconoscente per il mio lavoro di pittore.
Ricordo ancora il primo incarico che mi affidò: era un martedì pomeriggio e, bussando educatamente, il signor De’ Medici entrò nella mia cella spiegandomi che avrei dovuto ritrarre la sua adoratissima moglie.
Appena uscì, iniziai subito a vestirmi con gli abiti più eleganti che possedevo nel mio armadio di quercia. Scelsi la mia calzamaglia blu e verde, che abbinai magnificamente ad un maglione dorato con dettagli color magenta. Subito dopo mi precipitai giù dalle scale per poter arrivare in tempo per dipingere.
Mi diedero un cavalletto ed una comoda sedia. Iniziai a dipingere, ma la mia arte non aveva mai incontrato così tante difficoltà: la moglie del “Magnifico”, infatti, aveva dei lineamenti così delicati che nemmeno il più grande pittore della storia avrebbe potuto riprodurli.
Per fortuna riuscii a farcela e  Lorenzo ne fu anche contento. Ma così tanto che mi chiese anche di ritrarre il suo cane, ma questa è un’altra storia …
Comunque mi sono dilungato anche troppo; è ora che il vecchio Augusto Lisbonis si ritiri per andare a dormire.
Lucia Montresor


Era una giornata calda e afosa e stavo percorrendo con il mio baldo destriero una tortuosa stradina di montagna con destinazione la prestigiosa Firenze.
Appena arrivai alle porte del cancello della lussuosa villa "De Medici", mi sentii percorrere da un brivido lungo la spina dorsale.
Quando il portone si aprì, mi accolse un uomo dalla barba grigia e dai capelli perfettamente curati e pettinati; il suo nome era Riccardo De Angelis, uno dei tanti artisti di sua altezza, Lorenzo De Medici.
Dopo aver parlato a lungo delle varie regole a cui dovevo attenermi, Riccardo mi condusse nel mio alloggio privato in modo che potessi sistemarmi. La stanza era molto accogliente, con le tende rosse dai bordi dorati e dalle morbide ondulazioni; il letto era stato intagliato in legno d'acero su cui erano state sistemate settore lenzuola ricamate, inoltre, di fianco all'enorme armadio in mogano, trovai una deliziosa vasca in marmo con una vasta varietà di saponette colorate e profumi.
Poggiai le mie cose in un angolo di fianco alla finestra e mi diressi nella sala principale, assieme ad altri artisti e scultori, per soddisfare le esigenze del "Magnifico".
Quando aprirono le porte del salone, mi sistemai comodamente su una delle numerose poltrone e dopo qualche minuto si alzò il sipario del teatro dinnanzi a me e ne uscì Lorenzo De Medici, in tutta la sua "magnificenza".
Era un uomo piuttosto alto, con lunghi capelli color pece e con una lunga tunica rosso magenta, abbastanza semplice per essere di un famoso scrittore. In tutti questi anni in cui ho lavorato per lui, si è sempre dimostrato paziente e altruista, fino a quando perse il titolo di Duca e dovette ritirarsi in uno sperduto monastero della Puglia.
Tuttora lavoro a tempo pieno come artista per un'altra importante famiglia, ma non credo che ci resterò a lungo, perché ho tanti progetti nella mia vita.
Benedetta Sauro



Io, Pier Giorgio Bonaccioli, mi sono appena svegliato nella mia lussuosa abitazione in Palazzo De Medici: la mia casetta è ornata di oro e di ogni altro materiale prezioso che il mondo può offrire. Anche se piccolo, il mio allogio, è moltobello ed elegante: il letto a baldacchino, ornato di oro e di argento, la poltrona ricoperta con pelle di daino e il morbidissimo in pelliccia di leopardo donano alla stanza un tocco particolare. Dopo la colazione, ho cominciato, come richiesto da Lorenzo, il suo quadro. Lui è una persona molto intelligente, che ama l’arte e la scultura. Questo si può dimostrare facilmente, basta gurdare il suo castello: ad ogni angolo ci sono quadri e sculture di ogni genere. All’ora di pranzo tutti ci riuniamo in corte e, la prima volta che la vidi, rimasi eterefatto dalla quantità di cibo e bevande che ricoprono l’enorme tavola in mogano. Tutti ci sedemmo e cominciammo a gustare tutte quelle prelibatezze. Finito il pranzo,  nel tardo pomeriggio, ognuno andò nel suo alloggio a riposare o a continuare l’ opera di competenza. La cena non si fece perché dopo un pranzo così abbondante si preferìtenersi leggeri per la notte. Dopo un bagno mi stesi sul letto e mi addormentai in pochi minuti pensando all’abbigliamento eccentrico ed elegante di Lorenzo che va dal porpora della sua calzamaglia al blu scuro del suo cappello piumato.
Pietro Ottoboni